Angela Veronese nacque nel 1778 a Biadene, nei pressi di Montebelluna, in una famiglia di modeste condizioni. Figlia di un giardiniere al servizio di famiglie aristocratiche venete, trascorse l'infanzia tra ville e giardini signorili, sviluppando una profonda sensibilità per la natura e la poesia. Priva di una formazione scolastica regolare, imparò a leggere e scrivere da autodidatta e cominciò giovanissima a comporre versi, distinguendosi per il talento e la vivacità della propria scrittura.
Con lo pseudonimo letterario di Aglaia Anassillide, ispirato alla tradizione poetica dell'Arcadia e all'antico nome del fiume Piave, riuscì a farsi conoscere negli ambienti culturali veneti. Entrò in contatto con importanti letterati dell'epoca, tra cui Melchiorre Cesarotti, Ugo Foscolo e Luigi Carrer, superando almeno in parte le barriere sociali che separavano una donna di umili origini dai circoli intellettuali del tempo. Pubblicò diverse raccolte poetiche, tra cui Rime pastorali (1807), e nel 1826 diede alle stampe i Versi di Aglaia Anassillide, accompagnati da un'autobiografia nella quale raccontò con vivacità e ironia la propria esperienza di vita.
Il legame con i Colli Euganei
Angela Veronese frequentò i Colli Euganei, lasciando testimonianze dirette delle proprie visite e impressioni. Durante un soggiorno a Torreglia, ospite di Clementina Caldarini, ebbe occasione di esplorare il territorio, raggiungendo anche il Monte Rua e visitando le terme di Abano. Nelle sue memorie descrisse questi luoghi con uno sguardo personale, alternando osservazioni sulla natura, episodi di viaggio e considerazioni ironiche, lontane dalle rappresentazioni idealizzate del paesaggio che caratterizzavano molta letteratura dell'epoca.
Particolarmente significativo fu il suo rapporto con Arquà Petrarca. La poetessa visitò più volte la casa del grande autore trecentesco, lasciando nei registri dei visitatori alcuni componimenti in suo onore. Nel 1809 scrisse una poesia di ispirazione anacreontica e nel giugno del 1812, durante una visita insieme all'amica Elisa Zucchi, dedicò a Petrarca tre quartine firmate con il proprio nome letterario. Nei versi immaginava di offrire simbolicamente un piccolo mazzo di fiori al poeta, chiedendo in cambio una foglia dell'alloro della sua gloria.
La relazione di Angela Veronese con i Colli Euganei appartiene così alla storia dei viaggi letterari che, tra Settecento e Ottocento, trasformarono Arquà e il territorio circostante in mete frequentate da poeti, artisti e intellettuali. Le sue testimonianze sono particolarmente preziose perché restituiscono lo sguardo di una donna che, partendo da una condizione sociale svantaggiata, riuscì ad affermare una propria identità letteraria.
Negli ultimi anni continuò a scrivere, pubblicando anche la novella Eurosia nel 1836. Morì a Padova l'8 ottobre 1847, secondo la data riportata da diverse ricostruzioni biografiche. La sua opera è oggi oggetto di una rinnovata attenzione per il valore letterario e autobiografico e per la testimonianza che offre sulla condizione femminile e sulla vita culturale veneta tra Settecento e Ottocento.