Francesco Petrarca nacque ad Arezzo nel 1304 da una famiglia fiorentina in esilio. Trascorse l'infanzia tra Pisa e Avignone, in un ambiente culturale vivace, e studiò diritto a Bologna dal 1320 al 1326, sviluppando presto però una vocazione letteraria che lo portò a frequentare importanti circoli intellettuali. Dopo la morte del padre tornò ad Avignone al servizio della famiglia Colonna, iniziando anche a viaggiare per l'Europa.
Nel 1327 conobbe Laura, musa ispiratrice del Canzoniere, la cui scomparsa nel 1348 lo segnò profondamente. La sua fama andò crescendo fino all'incoronazione poetica di Roma nel 1341; negli anni successivi si mosse tra diverse città italiane, al servizio di importanti corti e impegnato in missioni diplomatiche.
Il legame di Petrarca con Padova si rinnovò in più occasioni, specialmente negli ultimi anni di vita: la città dei Carraresi, signori illuminati e amanti delle arti, gli offrì un ambiente stimolante e sicuro dopo le peregrinazioni europee e gli anni della peste. Nel 1349 gli fu assegnato un canonicato presso il capitolo della Cattedrale di San Prosdocimo, dono di Jacopo II da Carrara; e agli inizi del 1350 fu tra i protagonisti della solenne traslazione delle spoglie di Sant'Antonio, collocando egli stesso il mento del Santo nel prezioso reliquiario.
Nel 1369 si stabilì ad Arquà, tra i Colli Euganei, dove si dedicò con particolare cura alla revisione del Canzoniere e dei Trionfi. Qui visse gli ultimi anni insieme alla figlia Francesca, alla nipote Eletta e al genero Francescuolo da Brossano, che sarebbe divenuto erede dei suoi beni; nel testamento del 1370 lasciò tra l'altro cinquanta fiorini d'oro a Boccaccio per una veste invernale e il proprio liuto all'amico Tommaso Bombasi.
Nella propria descrizione fisica e morale, Petrarca si definì agile in gioventù, dalla vista acuta fino alla vecchiaia, incline a perdonare le offese e fedele nelle amicizie, dedito soprattutto alla filosofia morale e alla poesia. Fu colpito da una sincope nella notte tra il 18 e il 19 luglio 1374 e morì poco dopo mezzanotte; al funerale, tenutosi il 24 luglio, partecipò tra gli altri Francesco il Vecchio da Carrara. Fu sepolto nella chiesa di Santa Maria Assunta e in seguito trasferito nell'arca oggi visibile nel piazzale della chiesa di Arquà, borgo che da allora porta il suo nome.