Colli Euganei · Colli Euganei Natural Park
Villaggio di passaggio
Intervento artistico

Villaggio di passaggio

La classe quarta della scuola Villa del Bosco di San Biagio, durante l’anno scolastico, si è imbattuta nell’arte ambientale, tematica che ha affascinato ma anche straniato molto: delle opere d’arte effimere? Un concetto assolutamente nuovo, in contrasto con l’idea di realizzare un’opera delicata, intoccabile, che con sacralità verrà conservata in un museo. Con il bando Arte Natura Teolo ci si è messi alla prova, per passare dalle pagine dei libri alla pratica artistica. Villaggio di passaggio è un’opera corale, realizzata da un gruppo variegato e vivace, formato da 21 giovanissimi artisti e 2 insegnanti. Cosa lega i bambini al parco? Le passeggiate nel territorio, magari ricordate per aver incontrato di sfuggita qualche animale del bosco. Perché si è tutti di passaggio per quei boschi. Si è deciso di dedicare la proposta proprio a questo: alla fauna del territorio euganeo, in particolare a uccelli e piccoli roditori che vivono nelle zone limitrofe al bosco.
Come rendere l’arte un aiuto e non un ostacolo agli abitanti del parco?
Nasce quindi l’idea di realizzare delle casette per gli animali, ma non semplici casette già fatte, nidi e tane da costruire, da zero, con gli stessi materiali che userebbero gli animali, in modo da minimizzare l’impatto estetico e ambientale dell’opera. Rami, rametti, foglie e spago diventano quindi le basi delle abitazioni del villaggio. Ma i bambini precisano: non sono semplici nidi isolati, sono un quartiere, un villaggio, perché se qualcuno ha bisogno ci sarà qualcuno che sarà pronto ad aiutarlo. E come la classe è una comunità eterogenea, lo stesso villaggio si presenta come tale: tutte le tane e i nidi vengono realizzati da più bambini, perché da soli è difficile ideare, creare e intrecciare.
C’è chi pensa a cosa potrebbe servire alle creature che passeranno al villaggio. Un’altalena per riposarsi? Delle tende leggeri per arieggiare la tana? La fantasia dei bambini plasma le piccole abitazioni, scontrandosi in parte anche con le difficoltà e la complessità del processo artistico: si cambiano le strutture, i materiali, le idee. Si incontra il dilemma su come procedere, su cosa è fattibile.
A tutto ciò si aggiunge una storia, perché attraverso la narrazione si empatizza maggiormente: tutti gli uccellini hanno le stesse abilità? Tutti sono in grado di costruire un nido da soli? Ecco che quindi la collaborazione e l’accoglienza diventano elementi chiave della storia di Cri, Vio e Ivi, così come lo sono per la realizzazione del villaggio. Ma per rendere ancora più accessibile e immaginabile l’opera e la sua storia si è deciso di tradurre il tutto in CAA (Comunicazione Aumentativa e Alternativa, utilizzata a scuola). Questo strumento comunicativo-relazionale integra la parola verbale alle immagini e permette una lettura semplice e intuitiva a chi non è ancora in grado di leggere o a persone con difficoltà o necessità differenti.
Un villaggio di passaggio, perché chi decide di fermarsi spiccherà il volo prima o poi. Un villaggio di passaggio perché con il passare del tempo, la natura in tutte le sue forme prenderà il sopravvento. Un villaggio di passaggio per chi passeggiando verso altri sentieri, sbircerà tra i nidi e le tane alla ricerca di qualche creatura indaffarata. Un villaggio di passaggio in cui tutto transita, tranne l’accoglienza e l’inclusione, che qui abitano stabilmente.

LA STORIA
La storia è suddivisa in paragrafi perché pensata per accompagnare la traduzione in CAA (file allegato ndr), come fossero pagine abbinate. 
 Il villaggio di passaggio
L'aria profumata della primavera cominciava a farsi sentire tra i boschi di castagno e di rubinia nei verdeggianti pendii di Teolo. Lassù, dove la roccia vulcanica incontra il verde della fitta vegetazione, uno stormo di uccellini era alla ricerca del posto perfetto per fondare un nuovo villaggio. Volevano trovare alberi robusti ma vicini, in modo che le loro abitazioni, assieme a quelle dei piccoli roditori e di altre creature della zona, fossero collegate, proprio come un piccolo paese sospeso tra rami e foglie. 
Tra i tanti piccoli architetti c’erano Cri, un passero preciso e ingegnoso, Vio, una vivace e instancabile cinciallegra, e Ivi, un pettirosso buffo, un po’ timido, ma non agilissimo nel volo. Per lui il vento forte che soffiava in certe giornate era davvero un grande ostacolo, e mentre gli amici sfrecciano, sfidando la brezza, lui spesso era costretto a fare da spettatore. 
Gli alberi che vennero scelti per la costruzione del villaggio si trovavano in un ampio spiazzo verde, poco lontano dal bosco, perfetto per cinguettare di giorno e ammirare le stelle di notte. 
Si diede così il via alla costruzione: ognuno poteva creare il proprio nido con tutto ciò che il territorio offriva. Cri e Vio, assieme ad altri uccellini dello stormo, non persero tempo, mettendosi a cercare tutti i materiali possibili per la costruzione della loro nuova dimora.
Cri, preciso com’era, setacciò con attenzione le eleganti fioriere della piazza e delle case lì vicino, raccolse robusti fili d'erba, rametti sottili, spago e petali. Qualche foglia secca come tenda, un guscio di lumaca come altalena: il suo nido era davvero un gioiello di ingegneria.
Vio invece raccolse del morbido muschio nelle zone più in tramontana del bosco, assieme a gusci di castagne, ghiande, rametti secchi di flessibili ginestre e qualche ciuffo di pelo rimasto impigliato nelle cortecce. Il suo nido era basso e spazioso, da fuori si poteva intuire come fosse solido, morbido e accogliente. 
Mentre i compagni raccoglievano e costruivano instancabili, Ivi si trovava a confrontarsi con le sue difficoltà: non poteva volare bene e, quel giorno, la brezza non era di certo a suo favore. Così, senza perdersi d'animo, iniziò a raccogliere ciò che il sottobosco offriva: rami nodosi e poco flessibili, gusci di ghiande ormai mangiucchiate dai cinghiali, foglie secche accartocciate. Non sarebbe stato un nido perfetto, ma almeno ci stava provando.
A fine giornata una decina di nidi decoravano gli alberi del parco: c’era chi aveva preferito un nido ben coperto, chi un nido con vista, qualcuno aveva decorato la sua nuova casa con fiori e funghi, qualcuno stava sistemando gli ultimi ritocchi. Solo quello di Ivi sembrava una matassa caotica di ramaglie. Non aveva il coraggio di invitare nessuno a vedere quel groviglio disordinato. Ma Cri e Vio, che erano amici attenti, avevano già capito tutto. Quello di Ivi era un buonissimo inizio, avevano cinguettato gli amici in coro e quella struttura era solida e robusta… mancava solo qualcosa.
 Cri svolazzò tra le case del paese, rubò un po’ di fieno dalle stalle, alcuni eleganti e flessibili ramoscelli, dello spago di canapa e qualche fiore. Vio trovò incustodito un cestino con alcuni gomitoli, e raccolse gli ultimi pezzi di una morbida matassa di lana rossa. Gli altri uccellini dello stormo, ispirati dal lavoro degli amici di Ivi, si unirono nella raccolta di materiali. Qualcuno portò spighe di frumento dei campi a valle, qualcuno profumati rametti di rosmarino.
Prima che comparissero le stelle  il villaggio di passaggio era terminato. C’erano nidi eleganti, raffinati e creativi, ma il nido che tutti avevano a cuore era quello di Ivi, un nido speciale perché creato da tutti loro, rametto dopo rametto, filo di lana dopo filo di lana. 
Perché nel Villaggio di passaggio tutti lo sapevano: grazie alla solidarietà nessuno è solo e la fragilità di uno, diventa possibilità e dono per gli altri.

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