Il progetto artistico "Io sono" si configura come un percorso immaginifico lungo il sentiero del Passo delle Fiorine, muovendosi nello spazio liminale in cui geologia e contemplazione si fondono. Ispirato alla millenaria tradizione eremitica dei Colli Euganei, l'intervento si articola in tre tappe visive che ricalcano le fasi del ritiro ascetico e l'iconografia dei Tarocchi, intesi come viaggio evolutivo dell'uomo.
La prima stazione evoca l'inizio del viaggio: qui la figura dell'Eremita si sovrappone a quella del Matto, simbolo dell'innocenza e del salto nel vuoto necessario per intraprendere la ricerca interiore. La seconda tappa celebra l'arrivo alla sorgente, intesa sia come la storica fonte della grotta di Santa Felicita, che come rappresentazione del divino; l'atto del fluire si lega alla memoria archetipica di Reitia, dea paleoveneta dell'acqua. Il sito finale coincide con l'ingresso nella grotta, dove il silenzio interno si traduce nell'astrazione di un punto rotondo che racchiude il Mondo: un microcosmo geometrico di matrice taoista in cui il tutto e il nulla si specchiano.
Il focus dell'opera risiede nella trasformazione interiore: come la genesi vulcanica dei Colli Euganei ha trovato nell'acqua l'elemento di raffreddamento e modellazione, così l'ascesi agisce sulla coscienza tramite uno stillicidio metodico, una goccia costante di disciplina che, con delicatezza e lentezza, plasma la pietra dello spirito. Il titolo stesso, "Io sono", affonda le radici nelle antiche "iscrizioni parlanti" conservate al Museo Nazionale Atestino, dove i cippi funerari dei Veneti Antichi prendevano la parola in prima persona ("ego..."), trasformando il cammino in un fertile idillio tra arte, natura e autoconoscenza.
Intervento artistico