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Chiesa di San Fidenzio

Chiesa di San Fidenzio

Chiesa di San Fidenzio

La chiesa arcipretale di Megliadino San Fidenzio conserva le spoglie del santo omonimo, e la leggenda di un evento prodigioso.

Nel 964 il vescovo di Padova Gauslino Transalgardo fece trasferire le spoglie di San Fidenzio da Polverara a Megliadino, nell’Oratorio di San Tommaso. 

Grazie alla presenza del Santo, l’Oratorio divenne uno dei principali centri religiosi della zona, fu quindi fatto riedificare e intitolato a San Fidenzio.

Con la ristrutturazione del Duecento avvenuta grazie a una donazione di Beatrice d’Este, Regina d’Ungheria, alla chiesa venne conferita una struttura romanica e, dalle fonti che testimoniano le visite pastorali dei vescovi in loco, sembra che tutte le pareti della chiesa di San Fidenzio fossero decorate da affreschi di scuola giottesca.

Dopo diversi restauri ed ampliamenti, la chiesa venne ricostruita nel 1888 conservando le linee romaniche dell’antico edificio, con tre navate, e ne venne rimosso il campanile del XIII secolo
Gli altari risalenti al Seicento sono di pregevole fattura e appartenevano all’antica chiesa. La cripta che custodisce il corpo di S. Fidenzio si trova oggi sotto il coro. 

Di epoca longobarda sono i reperti conservati al Museo Nazionale Atestino, che provengono dalla chiesa parrocchiale originaria: questi sono l’arca funebre dell’arciprete Giovanni e un frammento di pluteo, parte di un ambone. Il Museo Civico di Padova conserva invece una tabella metallica con un’importante incisione, trovata nella tomba di San Fidenzio.

L'edificio attuale riunisce al suo interno parte dell'arredo della chiesa originaria, come gli altari seicenteschi e settecenteschi e le sculture del Bonazza. Inoltre, l’interno stupisce per i meravigliosi affreschi del pittore Don Demetrio Alpago.

La posa del pavimento avvenne nel 1921, data in cui si considerano conclusi i lavori interni; in seguito venne inaugurato l'organo nel 1926, e il campanile ultimato nel 1950.

La leggenda di San Fidenzio

Come spesso accade, gli eventi storici che stanno alla base della costruzione delle chiese si circondano di un’aura di mistero e credenze popolari. E’ così anche per la vicenda che riguarda l’arrivo del corpo di San Fidenzio a Megliadino, tramandata dagli “Acta Sanctorum”.

Si racconta che nell'anno 964, due contadini fossero stati invitati da una voce misteriosa a recarsi a Padova dal vescovo per svelargli l’ubicazione del corpo di un santo. 

Dopo aver riflettuto sulla questione, il vescovo Gauslino, diede ascolto ai contadini e si recò nel luogo indicato. Giunto nel paese di Polverara, il vescovo avvertì il suolo tremare sotto i suoi piedi nel luogo dove stava celebrando la Messa; così, ordinò di scavare una fossa, dalla quale emerse un'arca marmorea con l’iscrizione: "Corpus Beati Fidentii, episcopi et confessoris". Aperta l'urna, vennero alla luce i resti di San Fidenzio. 

Il vescovo Gauslino decise quindi di far trasportare la salma a Padova via fiume, ma nella notte, nelle vicinanze di quella che è oggi la frazione di Roncajette, la barca andò alla deriva e l’indomani i barcaioli si ritrovarono inspiegabilmente nel porto di Este.
Da Este, il corpo del santo venne caricato su un carro trainato da due buoi, i quali arrivati davanti alla chiesa di San Tommaso a Megliadino, si rifiutarono di proseguire. Qui, un angelo piantò il suo bastone che miracolosamente fiorì diventando un maestoso rovere: era l’inconfondibile segnale che il santo avrebbe dovuto essere posto in quella chiesa. 

Il vescovo di Padova giunse a Megliadino per celebrare la messa e ordinò l’ampliamento della chiesa longobarda che avrebbe ospitato le spoglie del santo. Il corpo venne posizionato nella cripta e la chiesa di San Tommaso cambiò intitolazione diventando così la chiesa di San Fidenzio.


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