Colli Euganei · Colli Euganei Natural Park
Scopri le orchidee spontanee dei Colli Euganei
Esperienza

Scopri le orchidee spontanee dei Colli Euganei

Osserva le fioriture spontanee, senza lasciare traccia del tuo passaggio.

Piccole, spesso nascoste tra le erbe e molto più varie di quanto si possa immaginare: le orchidee spontanee sono uno dei tesori botanici dei Colli Euganei. Cercarle durante una passeggiata significa imparare a osservare con attenzione prati aridi, margini dei boschi e ambienti umidi, rispettando piante tanto affascinanti quanto vulnerabili.

I Colli Euganei ospitano una straordinaria varietà di orchidee selvatiche. L'ambiente più rappresentativo è quello dei vegri, le formazioni erbose aride su substrato calcareo della parte meridionale del Parco. Qui le fioriture costituiscono uno degli elementi che hanno determinato il riconoscimento di questi prati come habitat di interesse comunitario. Tra le specie più caratteristiche si incontrano l'orchidea farfalla, l'orchidea scimmia, l'orchidea maggiore, la vesparia, il barbone adriatico, la manina rosea e diverse ofridi.

I luoghi più interessanti per conoscerle sono soprattutto i vegri del Monte Cecilia, Monte Calbarina, Mottolone e Sassonegro.
Non tutte le orchidee, però, vivono nei prati aridi: alcune prediligono boschi e radure, altre ambienti più freschi o umidi. Per questo l'esperienza può accompagnare buona parte della primavera e dell'estate, fino alla particolare Spiranthes spiralis, che fiorisce tra settembre e ottobre.

Sono attualmente censite nei Colli Euganei 33 taxa della famiglia Orchidaceae.


Sono:

  • Anacamptis coriophora,
  • Anacamptis laxiflora,
  • Anacamptis morio,
  • Anacamptis papilionacea,
  • Anacamptis pyramidalis,
  • Cephalanthera damasonium,
  • Cephalanthera longifolia,
  • Cephalanthera rubra,
  • Dactylorhiza fuchsii,
  • Epipactis atrorubens,
  • Epipactis helleborine,
  • Epipactis microphylla,
  • Epipactis muelleri,
  • Epipactis palustris,
  • Gymnadenia conopsea,
  • Himantoglossum adriaticum,
  • Himantoglossum robertianum,
  • Limodorum abortivum,
  • Neotinea tridentata,
  • Neottia nidus-avis,
  • Neottia ovata,
  • Ophrys apifera,
  • Ophrys holosericea,
  • Ophrys insectifera,
  • Ophrys sphegodes,
  • Orchis mascula,
  • Orchis militaris,
  • Orchis purpurea,
  • Orchis simia,
  • Platanthera bifolia,
  • Platanthera chlorantha,
  • Serapias vomeracea
  • Spiranthes spiralis.


Aree di particolare interesse: Monte Cecilia; Monte Calbarina; Mottolone; Sassonegro; Monte Ceva e, più in generale, vegri, radure e margini boschivi del settore centro-meridionale dei Colli.

Consigli: le orchidee spontanee devono essere soltanto osservate e fotografate: in Veneto tutte le Orchidaceae rientrano tra la flora di cui è vietata la raccolta. 

​Guardare, fotografare, conoscere: non raccogliere

Il regolamento del Parco Regionale dei Colli Euganei vieta espressamente la raccolta della flora spontanea non commestibile e stabilisce, in ogni caso, il divieto di danneggiare la flora spontanea; nelle riserve naturali integrali la raccolta è vietata a tutti.
Non bisogna coglierle, dissotterrarle, calpestare la vegetazione per raggiungere un esemplare o divulgare con leggerezza la posizione esatta delle stazioni più rare. Restare sui percorsi e osservare a distanza è parte integrante dell'esperienza, non una limitazione.​

Purtroppo, nel marzo 2025 due esemplari di Himantoglossum robertianum furono estirpati da una rara stazione euganea; nel marzo 2026, sul Sassonero a Valle San Giorgio, furono nuovamente tagliati i fusti fioriti della stessa orchidea. Sono gesti particolarmente dannosi perché una pianta spontanea non è un oggetto ornamentale trasferibile a piacimento: molte orchidee dipendono intimamente dalle condizioni del terreno e dai funghi con cui vivono in simbiosi.

Il Parco ha attivato anche uno specifico progetto di conservazione delle orchidee spontanee insieme all’Università della Tuscia, che comprende censimento e monitoraggio delle popolazioni, raccolta e conservazione dei semi, protocolli di germinazione e riproduzione in vitro e sperimentazioni per la reintroduzione di piante. È la dimostrazione concreta di quanto queste fioriture abbiano un valore ben superiore a quello del singolo fiore reciso.

Le tappe dell’itinerario

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