Nel paesaggio dei Colli Euganei, il termine locale vegri indica i prati aridi e sassosi che occupano soprattutto le colline calcaree della parte meridionale. Sono particolarmente diffusi tra Arquà Petrarca, Valle San Giorgio e Baone, dove si incontrano anche sui colli Mottolone, Sassonegro, Cecilia e Calbarina.
Questi ambienti si sono formati in molti casi in seguito all'abbandono di campi e pascoli poco produttivi, difficili da coltivare per la scarsità di terreno e d'acqua. Il risultato è un paesaggio aperto, apparentemente povero, ma in realtà ricco di specie specializzate. Tra le erbe dominano graminacee resistenti alla siccità, come il forasacco eretto e il brachipodio, insieme a leguminose e composite spinose.
Dove il suolo è più profondo la vegetazione può formare un prato compatto. Nelle aree abbandonate da più tempo iniziano invece a comparire biancospino, prugnolo, rosa canina, ginepro e ginestra. Questi arbusti rappresentano il primo passaggio della naturale trasformazione del prato in boscaglia e, successivamente, in bosco di roverella, carpino nero e orniello.
Il valore naturalistico dei vegri è legato soprattutto alle spettacolari fioriture primaverili. Vi crescono numerose orchidee spontanee, tra cui orchidea farfalla, vesparia, orchidea maggiore, orchidea scimmia e barbone adriatico. Ancora più preziosa è la ruta padovana, o Haplophyllum patavinum, una delle piante simbolo del patrimonio floristico euganeo, presente soltanto in un numero limitato di stazioni.
Molti vegri rientrano nelle formazioni erbose secche seminaturali tutelate dalla Direttiva Habitat, particolarmente importanti quando ospitano ricche popolazioni di orchidee. La loro conservazione richiede spesso interventi periodici: senza sfalcio, pascolo controllato o contenimento degli arbusti, il progressivo ritorno del bosco può far scomparire le specie tipiche degli spazi aperti. Per questo sono in corso anche specifiche iniziative regionali di recupero e miglioramento dell'habitat nei Colli Euganei.